DALLA CASA AL MONDO

 

La casa: un luogo di pace

 

Siamo convinti che la pace si realizzi nei piccoli gesti quotidiani, in una relazione in cui permetto all’altro di esistere, di esserci, lo ascolto e condivido. La vita nella Casa di Emmaus è quella di una famiglia: un luogo sicuro e di fiducia in cui i nostri ragazzi possono fare il cammino della scoperta di sé e diventare adulti in grado di assumersi la responsabilità della propria vita e del mondo.

 

Un ponte tra Italia e Ucraina

 

La nostra casa vuole essere anche un investimento per costruire un futuro di pace, e in quest’ottica desideriamo realizzare nuove attività tra Italia e Ucraina: viaggi per valutazioni mediche, scambi culturali ed eventi, accoglienza di studenti e professori per esperienze di studio e convegni, formazione specialistica degli operatori sociali.

Per sostenere l’Associazione Amici di Emmaus con una donazione continuativa, compila il seguente modulo per autorizzare la domiciliazione bancaria SDD e invialo per e-mail all’indirizzo: amministrazione@associazioneamicidiemmaus.it

  

STORIE DI EMMAUS

Storia di Irka

Sono Ira, ma gli amici mi chiamano Irka…

 

La mia storia è simile a quella di molti altri ragazzi di Emmaus: sono stata abbandonata e ho vissuto per anni in orfanotrofio. Quando ho incontrato Emmaus, ho incontrato degli amici che hanno visto in me un valore, qualcosa di speciale e prezioso. La mia vita è cambiata. 

 

Quando è scoppiata la guerra, Elena è venuta a casa nostra per dirci che saremmo dovuti partire la mattina seguente. L’unica cosa che siamo riusciti a conservare e portare dall’Ucraina è la nostra amicizia, siamo riusciti a portare con noi quella casa fatta di rapporti, di amore e di affetto. 

 

In Italia abbiamo trovato tanti amici che ci hanno accolto come se ci stessero aspettando da sempre e questo mi ha aiutato a vedere dei punti di luce anche in un contesto così doloroso come quello della guerra. 

 

Quando parlo di Emmaus non parlo di un’organizzazione, perché per me è una famiglia che ti ama. E sono felice di essere parte di questa famiglia.

Storia di Vika

Mi chiamo Vika e grazie ad Emmaus continuo a vivere. 

 

Sono nata con una disabilità per cui ho frequentato delle scuole speciali. Ero molto brava, ma spesso mi sentivo sola perché le persone parlavano con me solo quando avevano bisogno di qualcosa. Quando ho finito gli studi mi hanno invitato a collaborare con la Bottega di Emmaus. Insieme alle altre ragazze abbiamo iniziato a preparare una produzione molto varia. Per la prima volta delle persone stavano con me non perché avevano bisogno di qualcosa da me, ma perché mi volevano bene. Ero felice. 

 

Poi è scoppiata la guerra. Il 2 marzo sono partita da Kharkiv insieme ai miei genitori per lasciare l’Ucraina. Sono arrivata in Italia l’8 marzo (489 giorni fa) a Novazza dove c’erano gli altri di Emmaus, mentre i miei sono andati in Svizzera. 

 

Non si può descrivere a parole che cosa significhi vivere quando a casa tua c’è la guerra… Il dolore di vedere la mia amata città che viene distrutta è insopportabile e verrebbe da pensare che si potrà tornare a vivere davvero solo quando la guerra sarà finita. Ma capisco che non si può mettere in pausa la vita e la cosa più importante per me è capire quanto questa sia preziosa. Mi aiuta molto non essere da sola: ora vivo con persone di cui posso fidarmi, che mi aiutano e mi vogliono bene. 

 

Continuo a vivere.

Storia di Tamara

Mi chiamo Tamara, e ho capito cosa significa amare

 

Prima che cominciasse la guerra avevo un lavoro bellissimo: lavoravo in un fast food. Facevo sette ore in piedi, ma non mi pesava. Mi piaceva essere indipendente e volevo farcela da sola. Quando mi hanno detto che dovevo partire per l’Italia perché forse ci sarebbe stata la guerra è stato come se il mio mondo fosse crollato di colpo. 

 

Quando poi è iniziata la guerra, io mi trovavo in Italia. Per i primi mesi non riuscivo a fare nulla e pensavo solamente al dolore di tanti bambini e di tante persone nel mio Paese. Il fatto che i tutor e gli amici di Emmaus vivessero la stessa esperienza mi ha molto aiutato: ho sempre avuto accanto persone che capivano profondamente il mio dolore perché era anche il loro, e mi aiutavano a vedere e accettare le cose belle che stavo vivendo qui in Italia. 

 

L’estate scorsa mi hanno invitato a tradurre degli incontri durante una vacanza. Lì è cambiato tutto: ho incontrato persone che hanno iniziato a volermi bene da subito. Non mi era mai capitato di trovare qualcuno che si affezionasse a me così in fretta. Questo mi aiuta ad andare avanti. 

 

Quest’anno ho imparato che ho bisogno degli altri, che non voglio fare tutto da sola. Ho capito cosa significa amare ed essere amati.